federico grazzini
Il Treno "Nuovo": tra le Langhe e il futuro del Design
Negli anni avevo imparato a conoscere l’anima d’acciaio di BOMBARDIER. Mi ero occupato delle livree per i locomotori TRAXX e E464, lavorando fianco a fianco con le divisioni Services e Service Line Cargo per dare forma visiva ai loro progetti. Ma la sfida vera, quella capace di segnare una carriera, arrivò sotto forma di un nome: OMNEO.
Quando mi proposero di coordinare il restyling del treno francese per la gara Trenitalia, la mia vita era a un bivio: con mia moglie avevamo scelto di lasciare il rumore della città per le radici e il silenzio delle Langhe, desiderando per i nostri figli un’infanzia immersa nella natura. Accettare significava tuffarsi in un impegno totale di oltre un anno! Lo smartworking, che oggi è quotidianità , fu allora la nostra scommessa visionaria: l’unico modo per orchestrare la squadra da me allestita, composta - oltre al sottoscritto - dal designer torinese Ettore Balbo e dall'esperto in grafica e animazione 3D Luca Prestipino.
Eravamo già immersi nel cuore del progetto. Avevamo respirato l'aria dello stabilimento di Crespin, studiato ogni pannellatura e ipotizzato soluzioni per gli arredi interni.
Ma alla pubblicazione del bando, lo scenario cambiò: la gara assegnava ben 7 punti di merito al design.
"Non bastava più disegnare un treno; dovevamo reinventare l'esperienza del viaggio."
Fu in quel momento che Bombardier coinvolse Giugiaro Architettura. Per me, l’incontro con Fabrizio Giugiaro fu una rivelazione, vederlo all'opera significava percepire il peso specifico del genio: un colpo d’occhio, una parola essenziale, la capacità di sintetizzare in pochi minuti giornate intere di ragionamenti tecnici.
Mentre io avevo perfezionato quattro livree in settimane di ricerca, il suo team ne tracciò tre in pochi giorni, elevando l'intero progetto a una nuova visione: capimmo che ogni regione ha un respiro diverso e ogni viaggiatore porta con sé un mondo di necessità e sogni.
Abbiamo smesso di guardare solo i disegni tecnici per iniziare a guardare le persone.
Non si stava creando semplicemente un nuovo treno: prendeva vita un treno "nuovo", capace di connettere il paesaggio all'anima di chi lo attraversa.